Gay & Bisex
L’iniziazione (parte 2)
29.08.2025 |
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"Restò così, in ginocchio, devastato e beato, con i vestiti intrisi di sperma e piscio ancora caldo..."
L’aereo atterrò con un sobbalzo segnando il ritorno on-line.La mia mente era già depravatamente proiettata al gioco che mi attendeva.
Lo immaginavo agitarsi nel suo appartamento, controllare il telefono, respirare corto, domandarsi se davvero sarei arrivato.
Il taxi correva nella notte e io decisi di tendere la corda ancora un po’.
Un messaggio secco:
«Sono atterrato.»
La risposta fu immediata, come se non avesse mai distolto lo sguardo dallo schermo.
«Ti aspetto.»
Con un sorriso malizioso digitai:
«Non muovere un dito. Rimani come sei. Immaginami già lì.»
Sentii la sua esitazione anche attraverso il display.
Poi:
«Sì, Mr. G.»
Non mi bastava.
«Magari…Toccati pensando a me» replicai.
Attesi. La sua replica tardò, ma quando arrivò bastò a farmi immaginare la scena con chiarezza.
«Sono super eccitato…»
Chiusi la chat. Lo lasciai in sospensione, duro e frustrato, con la mente occupata soltanto da me.
Quando il taxi si fermò davanti al suo palazzo, mi mossi con calma, come se avessi tutto il tempo del mondo.
Lui era già lì, sul pianerottolo, con un sorriso nervoso.
Io lo oltrepassai senza un saluto, richiusi la porta e lo fissai.
Sorrisi mentre aprivo la zip dei pantaloni e tiravo fuori il cazzo.
Provò a chinarsi verso di me, istintivo e quasi affamato, ma lo fermai con un gesto secco.
«Non ancora.»
Mi diressi al divano, spogliandomi lentamente, lasciando cadere i vestiti uno dopo l’altro, nudo sotto il suo sguardo febbrile.
Seduto, cominciai a segarmi, senza fretta.
«Inginocchiati davanti a me» ordinai.
Lo fece subito. I suoi occhi erano incollati al mio cazzo, brillavano di brama e tormento.
Ogni mio gesto lo faceva fremere, le labbra socchiuse come se potessero già assaporarmi.
Era sospeso tra l’umiliazione e il piacere, consumato dal desiderio.
La mia mano scivolava lenta, ritmata, e lui ansimava come se fosse collegato a ogni mio movimento.
Gli occhi gli brillavano, umidi, e il suo petto si sollevava e abbassava con violenza.
Ogni colpo di mano era per lui un comando silenzioso, ogni pausa un castigo.
Il piacere montava.
Il suo volto, i suoi occhi supplici, la bocca già pronta… depravatamente eccitante.
L’orgasmo esplose violento.
Il primo getto lo colpì in pieno, caldo, spudorato, aprendosi come una frustata sul suo viso.
Lui gemette, e spalancò la bocca senza pensarci, pronto ad accogliere.
Altri schizzi seguirono, alcuni finirono sulla camicia, altri caddero a terra davanti a lui, macchiando il gres grigio come una firma indelebile.
Restò immobile, con il volto rigato e la camicia chiazzata, tremante di eccitazione.
Poi trovò la voce, roca, spezzata dall’ansia e dal desiderio:
«Ti prego… lasciami prenderlo in bocca.»
Lo fissai, senza muovermi.
«No. Prima, lecca da terra.»
Ci fu un istante di esitazione, e poi lo vidi piegarsi.
Appoggiò le mani sul pavimento e si abbassò, passandosi la lingua sulle gocce sparse davanti a lui.
Lo fece lentamente, con devozione, come se stesse raccogliendo un’offerta sacra.
Quando sollevò lo sguardo, aveva le labbra lucide e gli occhi febbrili.
Si leccò piano, tremante.
«Ancora… ti supplico, Mr. G. Dammi tutto.»
Io sorrisi, poi mi avvicinai.
Aprii di nuovo i pantaloni e lo guardai negli occhi.
«Come ti avevo detto, ho bisogno di pisciare.»
Non esitò. Spalancò la bocca.
Il getto lo investì, caldo, inondandogli il volto e la camicia.
Il rumore dello scroscio rimbombava nella stanza, l’odore acre saturava l’aria.
Colava sul suo petto, gli scivolava sul collo, impregnava i vestiti.
E allora lo vidi: il suo cazzo pulsava nei pantaloni, rigido, teso, sul punto di esplodere.
Ogni spruzzo che lo colpiva era per lui un comando impossibile da disattendere.
Il suo corpo tremava, la bocca restava aperta, e infine lo vidi cedere.
Con un gemito soffocato venne da solo, senza neppure sfiorarsi.
Lo sperma gli macchiò dall’interno i pantaloni, bagnandolo mentre ancora riceveva la mia urina addosso.
Restò così, in ginocchio, devastato e beato, con i vestiti intrisi di sperma e piscio ancora caldo.
Non c’era più traccia dell’uomo elegante delle sue foto: davanti a me c’era solo un corpo obbediente, spezzato e rifatto a mia immagine.
Io lo guardai soddisfatto, con un sorriso lento mentre mi richiudevo i pantaloni e uscivo dalla casa chiudendo la porta dietro di me.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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